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La rassegna "motion&picture against poverty" Il Milano Film Festival concentra l’attenzione su film e registi che raccontano storie e situazioni difficili, luoghi di ingiustizie sociali e politiche, tematiche scottanti spesso taciute, che crediamo invece vadano mostrate e discusse. E così promuove quest’anno la Campagna delle Nazioni Unite "No Excuse 2015", attraverso la rassegna "motion&picture against poverty", che comprende cortometraggi e lungometraggi provenienti da tutto il mondo che trattano i temi dello sviluppo legati agli obiettivi della Campagna. Tematiche difficili e impegnative, storie toccanti, che non possono e non devono lasciare indifferenti: un viaggio che ci riporta la fotografia di un mondo in cui se è vero che ancora troppi vivono nella sofferenza e nell’ingiustizia, c’è spazio anche per la speranza e la possibilità di un cambiamento.

Sab 17
Teatro Studio


10h00
A Cry for Madiom
di Erez T. Yanuv Barzilay, Canada, 2004, digital, 63’
Un documentario unico. Un’esperienza forte e terrificante. Un viaggio in un’isola di speranza persa nella disperazione e nella miseria chiamata “Sud Sudan”. Una testimonianza dedicata ad alcune delle vittime della più lunga guerra africana e ai pochi Occidentali accorsi in aiuto.

11h00
Le ong incontrano il pubblico del Festival

15h00
Verlorene Kinder (Lost Children),
di Ali Samadi Ahadi, Oliver Stoltz, Germany 2005 miniDV 97’
Per più di 18 anni il nord dell’Uganda è stato sconvolto dalla guerra civile, passata quasi del tutto inosservata nel resto del mondo. I ribelli dell’LRA (Lord’s Resistance Army) portano avanti una sanguinosa guerriglia, ingannando bambini e arruolandoli come soldati, costringendoli a combattere e a uccidere la propria gente. Il film racconta la storia vera di quattro di questi bambini soldato, tra gli 8 e i 14 anni, riusciti a sfuggire all’LRA e tornati a casa, per essere poi marchiati come assassini. Riusciranno mai a dimenticare? E a essere perdonati?

17h00
L’enfant endormi,
di Yasmine Kassari, Morocco/Belgium, 2004, 35mm, 95’

20h30
Safi, la petite mère (Safi, the little mother),
di Raso Ganemtore, Burkina Faso/Italy/France, 2004, 35mm, 26’
Safi, 8 anni, vive in un villaggio del Burkina Faso perduto nella polvere rossa del Sahel. Un giorno tutto per lei cambia tragicamente. La mamma muore di parto e le antiche superstizioni tribali riemergono minacciose, poiché la tradizione vuole che anche il bimbo venga eliminato per allontanare il malocchio… Sono riti contro i quali non riescono a vincere il buon senso e la pietà umana. Safi, però, con la forza della sua innocenza, riesce a salvare il fratello e fugge in città per trovare riparo alla crudeltà degli adulti.
The Fever,
di Carlo Nero, Great Britain, 2004, 35mm, 83’
Una donna inglese si sveglia in una città straniera dove è in corso una guerra civile. Ha la febbre e cerca di ricordare perché è tornata in questo paese terrificante. Ripercorre la sua infanzia e la sua vita adulta di professionista innamorata della famiglia, degli amici e dell’arte. Cerca di comprendere il modo in cui le persone incontrate in questo viaggio hanno cambiato la sua visione del mondo. Si trova a lottare con una spiacevole percezione della sua vita, e alla fine comprende le proprie responsabilità rispetto alla povertà e allo sfruttamento nel mondo.

Dom 18
Teatro Studio


09h30
Running Dry,
di James Thebaut, USA, 2005, digiBeta, 80’
Running Dry è un documentario convincente che lancia un appello per salvare milioni di persone che nel mondo sono in pericolo perché non hanno accesso all’acqua potabile. Passa in rassegna le implicazioni di un’imminente crisi globale legata all’acqua per regioni dell’Asia del Sud, della Cina settentrionale, del Medioriente, dell’Africa, del Sudamerica occidentale. Attraverso interviste a esperti e leader mondiali che esprimono le loro preoccupazioni sulla situazione idrica globale, Thebaut mostra le implicazioni della scarsità dell’acqua su salute e pace nel mondo.

11h00
Shipbreakers,
di Michael Kot, Canada, 2004, HDV, 73’
“Una nave al giorno, una morte al giorno”, si dice tra i lavoratori di Alang, India. Quando i paesi occidentali hanno deciso di regolamentare il pericoloso lavoro degli sfascianavi, gli Indiani si sono buttati nel business del riciclaggio. Enormi scafi vengono arenati sulla spiaggia di Alang, dove i lavoratori, per otto centesimi all’ora e con turni di dodici ore, sfasciano le navi. Il documentario ci fa contemporaneamente scoprire la vita quotidiana dei lavoratori e la loro spiritualità Hindu, in un viaggio illuminante accompagnato dalla musica locale.

15h00
The Girl in the Cafè,
di David Yates, Great Britain, 2005, 35mm, 94’
Ambientato e girato a Londra e in Islanda (dove ha luogo il Vertice G8 nella finzione cinematografica), il film segue il viaggio di Lawrence, burocrate solitario che lavora per il ministro dell’erario britannico, dopo l’incontro in un caffè con una donna enigmatica di nome Gina. Dopo alcuni appuntamenti, Lawrence decide di invitarla a passare con lui un weekend a Reykjavik, dove lavorerà per la conferenza del G8, nella speranza di riuscire, insieme al suo gruppo di lavoro, a inserire nell’agenda dei lavori gli Obiettivi del Millennio stabiliti al G8 del 2000 per diminuire considerevolmente la povertà entro il 2015.

17h00
Peace One Day,
di Jeremy Gilley, Great Britain, 2004, 35mm, 80’
Peace One Day racconta i tentativi di un uomo di convincere la società civile mondiale, tramite le Nazioni Unite, ad istituire ufficialmente una giornata mondiale di cessate-il-fuoco; una giornata di non-violenza; una giornata di Pace. Il documentario segue il regista, che per sei anni ha viaggiato incontrando capi di stato, premi Nobel, pacifisti, magnati dei media, innocenti vittime di guerra e chiunque ricoprisse un ruolo alle Nazioni Unite. Un uomo può da solo fare la differenza: la Giornata Internazionale della Pace è stata fissata dall’ONU il 21 Settembre di ogni anno.

20h30
World of Blue, Land of O.,
di Bram Van Paesschen, Belgium, 2005, Dvcam, 52’
Documentario creativo sulla Unité 309, unità destinata alle malattie infettive del St-Pierre Hospital di Brussels. La storia di tre persone affette da HIV, che affrontano la stessa malattia in modi diversi. Tre ritratti umani affrontati dal regista con tocco lieve.

Women of the Holy Kingdom,
di Sharmeen Obaid Chinoy, Canada, 2004, miniDV, 48’
In Arabia Saudita una donna deve chiedere il permesso al padre o al marito per poter studiare, lavorare, viaggiare. Non può guidare né avvicinarsi a un uomo in pubblico. Ora, un numero sempre maggiore di donne saudite sta sfidando queste tradizioni e rivendicando più diritti. Nel film la regista Sharmeen Obaid-Chinoy documenta la nascita di questo movimento, anche intervistando capi religiosi e giovani donne che censurano il cambiamento, giudicando il movimento immorale.

Ven 23
Teatro Strehler


11h00
Presentazione della Campagna delle Nazioni Unite “No Excuse 2015”
Incontro aperto al pubblico

Interverranno:
- Eveline Herfkens, Coordinatrice Esecutiva per il Segretario Generale delle Nazioni Unite della Campagna “No Excuse 2015”
- Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano
- Emma Thompson, in videocollegamento da Londra
Coordinerà l’incontro Giovanna Botteri, giornalista TG3
Video messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan

Argomenti principali:
- gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite
- il ruolo delle “local authorities” per il raggiungimento degli obiettivi
- il ruolo delle ONG e della Coalizione Italiana contro la Povertà
- il ruolo dei media e delle celebrities
- il ruolo del cinema contro la povertà (motion&picture against poverty)

Interverranno successivamente:
- Antonio Campo Dall’Orto, direttore di MTV Italia, che presenterà gli spot realizzati da MTV per "No Excuse 2015".
- Irma Dioli, Assessora alla Pace e Cooperazione della Provincia di Milano.
- Laura Ciacci, referente della Coalizione Italiana contro la Povertà.
- Gabriella Simoni, inviata di Studio Aperto.

Al termine dell'incontro, il pubblico e la stampa presenti in sala potranno rivolgere delle domande agli ospiti.

14h30
Sin Piedras,
di Quim Fuster and Pau Itarte, Spain, 2005, DvCam, 52’
Il documentario, girato tra Spagna e Palestina, racconta la vita di due ragazzini. La prima immagine che ci viene alla mente pensando alla Palestina è spesso quella dei ragazzi che lanciano pietre ai soldati israeliani. Sin Piedras si presenta come un gioco di specchi attraverso il quale scopriamo la vita quotidiana di Yazan, che vive a Hebron, e di Sergi, di Barcellona, delle loro famiglie e dei loro giochi. Differenze e somiglianze intessono la tela di questi due ritratti, riportandoci a un’unica realtà: l’infanzia, passaggio delicato nella vita di ognuno, confrontata con il mondo degli adulti, ma ricco di speranza e vitalità.

Ven 23
Borsa Democratica del Cinema - Fossato del Castello


17h30
Tavola rotonda: i rappresentanti di festival europei lavorano a un network per la promozione della Campagna delle Nazioni Unite “No Excuse 2015”

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