
STEELA
Del Salento si è già parlato abbastanza: della tradizione sonora legata alla trance e ai rituali di guarigione sui quali in tempi recenti si è innestato il raggamuffin giamaicano, in una terra che ha davvero molte similitudini con l'isola caraibica taranta, pizzica, dance hall, Sud Sound System e tutto il resto.
Ma proviamo ad immaginare un gruppo di ragazzi, anzi, un gruppo di bambini, sui dieci/dodici anni, che al termine del concerto degli Africa Unite nella piazza del paese (siamo nei primi anni'90) mette nello sgabuzzino i giocattoli e, strumenti rudimentali alla mano, incomincia a cimentarsi con la musica reggae. Cose così solitamente succedono a diverse latitudini, in molte altre parti del mondo. Da noi quasi mai. Da noi al massimo un bambino guarda la band di punk californiano di turno su Mtv e tutt'al più imbraccia una scopa e rotea gli avambracci immaginando arene di pubblico in delirio.
Però a Borgagne, paese di duemilacinquecento cristiani, a pochi chilometri da San Donato-Torre dell'Orso-Torre Sant'Andrea (triangolo ad altissima densità di dance hall e zona operativa del Sud Sound System), tutto ciò è successo. E il risultato, a distanza del tempo necessario, è stato recapitato proprio a due Africa Unite dell'epoca: a Madaski e a Max Casacci.





