Don Letts
La sua immagine entra nell'iconografia della musica e della lotta all'establishment nel 1980, quando i Clash scelgono un ormai celebre scatto che lo ritrae mentre fronteggia una schiera di poliziotti in tenuta antisommossa come copertina di un loro disco. L'album "Black Market Clash", e lo scatto risale alle rivolte razziali di Notthing Hill.
Ma il suo contributo pacifico all'integrazione culturale Don Letts aveva già iniziato a diffonderlo dal piatto del giradischi. A metà anni '70, dirimpetto al Sex, il negozio di Vivienne Westwood e Malcom MacLaren, il giovane Letts gestisce un negozietto di abiti e dischi usati, l'Acme Attractions, da cui emanano poderosi riverberi dub e reggae, interrotti qua e là dagli urli degli Stooges e degli MC5. Seducenti ritmi black iniziando a serpeggiare tra gli emaciati punk londinesi. Reclutato come dj del club Roxy nel fatidico '77, Letts si consacra alla ricerca e alla diffusione musicale. L'ispirazione affonda saldamente nelle sue origini giamaicane, la curiosità e l'attitudine lo spingono a scavare dentro e oltre quel fecondo humus da cui poco dopo scaturirà la bolgia celeste che Simon Reynolds ha raccolto per sotto la definizione di post-punk.
Regista di videoclip e documentari, dj, membro di band come Basement 5, Big Audio Dynamite, Screaming Target, Don Letts non si è mai fermato. Oggi conduce uno show radiofonico settimanale su BBC 6, produce compilation reggae e dub e continua a girare il mondo per portare in giro le sue selezioni musicali. Finalmente arriva anche al Milano Film Festival..
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