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Omaggio alla MIR

Introduzione
Film in programma
Noi e la MIR
Workshop
Diversi e Necessari (concerto)




Introduzione
Milano Film Festival ha scelto quest'anno di dedicare un omaggio alla MIR Cinematografica, declinato in molteplici iniziative: la scelta programmatica di proiettare alcuni tra i film più significativi - tra cui la proiezione speciale di Anima Mundi di Godfrey Reggio e Via Padova - Istruzioni per l'uso di Giulia Ciniselli e Anna Bernasconi, documentario compreso nella rassegna Immigration Day - un workshop sulla produzione e un progetto produttivo da concretizzare. Il sodalizio nasce dalla consapevolezza dell'eccezionalità del caso MIR nel panorama italiano e del suo fondamentale ruolo nella realtà produttiva milanese: Gianfilippo Pedote e Francesco Virga fondano la casa di produzione nel 2005 con l'intento dichiarato di sostenere voci indipendenti, che esplorano criticamente le vicende politiche, etiche e sociali più controverse dello scenario nazionale e internazionale. Con intelligenza e profondità. Ma anche con invidiabile leggerezza.





Film in programma
Ecco i film selezionati per l'omaggio alla MIR della 15esima edizione del Milano Film Festival.

Anima Mundi
di Godfrey Reggio, Italia, 1991, 35mm, 28'
ven 17, 20.15, Teatro Dal Verme
Divine
di Chiara Brambilla, Italia, 2010, 52'
sab 18, 20.30, Teatro Studio
Gladio: l'esercito segreto della Nato
di Andread Pichler, Italia/UK, 2009, 52'
ven 17, 17.00, Parco Sempione - Ciné Public
Intervista al generale Maletti
di Andrea Sceresini, Maria Elena Scandaliato, Nicola Palma , 2009, Italia, 25'
ven 17, 17.00, Parco Sempione - Cinéma Public
Via Padova - Istruzione per lÕuso
Giulia Ciniselli, Anna Bernasconi, Italia, 2010, MiniDv, 45'
mar 14, 20.30, Teatro Studio
Vogliamo anche le Rose
di Alina Marazzi, Italia/Svizzera, 2007, 84'
mar 14, 23.00, Parco Sempione - Piazza Grande
Lo zio Sem & il sogno bosniaco
di Chiara Brambilla, Italia, 2008, 52'
dom 12, 17.00, Parco Sempione - Cinéma Public



Noi e la MIR
Gianfilippo: Siamo partiti dal presupposto che questo mondo in cui viviamo ci piacerebbe vederlo migliore: meno ingiustizia, meno sofferenza, meno inganni. In questa direzione noi soci Mir ci siamo trovati d'accordo sul fatto che il cinema, il documentario, persino un certo prodotto per la tv potessero giocare di nuovo un ruolo significativo nella cultura e nella società. E abbiamo puntato alla realizzazione di film che avessero la forza di rappresentare non solo quello che non va ma anche, dove possibile, quello che la società è in grado di esprimere perchè le cose possano andare meglio: idee, energie, sentimenti, valori.
Francesco: Questo non ci ha impedito di trovarci spesso a discutere anche animatamente, specie tu ed io - i 'produttori' della società - sul tipo di film che potesse rispondere meglio a questo nostro indirizzo e quindi su quale progetto decidere di lavorare. Io credo di rappresentare l'anima più 'popolare' e in sintonia coi tempi, tu diciamo quella più aristocratica e 'retrò'
Gianfilippo: il cinema (fiction o documentario) deve sapere esprimere la forza di uno sguardo personale sulla realtà - sempre che esso sia assunto dall'autore con un autentico sentimento di appartenenza alla collettività e quindi con la consapevolezza del proprio ruolo nella cultura e nella società. Il nostro lavoro di produttori deve cercare di alimentare questa visione personale e questo sentimento di 'cittadinanza' nel mondo, da cui nascono sentimenti di condivisione, sforzi di interpretazione, prese di posizione, relazioni concrete
Francesco: è una visione che fa perno ancora sull'autore ed è superata, secondo me. Quello a cui fai riferimento è un cinema che ha necessariamente bisogno dei finanziamenti pubblici per potersi realizzare e così, non essendo veramente costretto a confrontarsi col mercato, rischia di diventare un cinema di élite, di piccole minoranze. In questo senso 'serve' a poco. Senza rinunciare ai nostri motivi di fondo bisogna confrontarsi invece con il mercato per andare verso il pubblico, orientando in questo senso il lavoro di autori e registi. Qui è il produttore che ha maggiore influenza e cos“ si pu˜ pensare di giocare un ruolo nella società
Gianfilippo: la tua idea del mercato è distorta, secondo me. Il mercato non è né libero né neutro. Le major e loro produzioni 'muscolari', sostenute da ingenti finanziamenti promozionali, controllano il mercato e impongono le regole che influenzano il pubblico anche a livello locale, nazionale. Chi non segue queste regole ha sempre meno spazio. Questo cinema esprime una forte subalternità alla televisione: i film rincorrono la Tv, i suoi argomenti, il modo distorto in cui li affronta, al punto che l'attenzione per il cinema sembra essersi tutta concentrata ormai sui 'temi', piuttosto che sulla visionarietà, la libertà, l'unicità che dovrebbe essere il loro tratto distintivo. Solo così un film, nel momento dell'uscita in sala, potrà fare affidamento sulla cassa di risonanza del sistema dei 'media' per avere successo. In questo modo la produzione tende sempre più a uniformarsi e a perdere ricchezza di sguardi e di linguaggi.
Francesco: questa è la realtà la comunità oggi è mediatica. La piazza è la televisione. I temi di interesse generale sono quelli che trovano un'amplificazione della Tv e negli altri mezzi di comunicazione di massa. D'accordo, la televisione li tratta in modo semplificatorio, se non manipolatorio, ma questo, nel contesto, restituisce al cinema una specificità, che è quella di ridare a un tema che è interessante per la piazza mediatica una profondità e una complessità
Gianfilippo: Così accade quello che a cui assistiamo: il cinema perde un suo senso specifico e diventa chiacchiericcio nel grande rumore dei media. Io credo che bisogna rifondare il rapporto particolare del cinema con il pubblico, a partire dal pubblico più curioso, vivo, irrequieto. Per sfidare i monopoli di mercato bisogna cercare di lavorare con budget contenuti, sforzandosi di ricreare una comunitˆ di appassionati (non dico solo del cinema, ma soprattutto della vita) che abbia i suoi circuiti in tutta Europa.
Francesco: tu non capisci il motore del mondo, cioè la realtà in cui viviamo, e non vedi la forza che il cinema pu˜ avere in questo contesto, se saprà andare verso il pubblico. Io non penso che bisogna 'rifare' film che il sistema cinema già fa, ma che dobbiamo 'esplorare l'inconscio' di quel mostro mediatico che è 'la massa' per tirar fuori i suoi fantasmi ed esporli alla vistaÉ da questo punto di vista non mi fanno paura i temi che la Tv espone e se è necessario per non perdere il rapporto col pubblico è su quelli che bisogna lavorare.
Gianfilippo: Tu ti illudi e subisci la seduzione dei media..
Francesco: Tu non capisci e stai ancorato a idee superate..

Gianfilippo Pedote e Francesco Virga