The revolution will not be televised - A Film about Gil Scott Heron
Don Letts, Uk, 2003, 60'
sab 18 sett, h. 17.00, Parco Sempione - Cinéma public



Regista/Director: Don Letts
Paese/Country: Uk
Anno/Year: 2003
Formato/Format: video
Durata/Running Time: 60'
Produzione/Production: BBC2 (Jez Nelson)
Produttore/Producer Lise: Dawn Davis, James Maycock
Sceneggiatura/Screenplay: Don Letts
Montaggio/Editing: Don Letts
Fotografia/Cinematography: Louis Mulvey
Sound Editor: Caleb Mose
Musica/Music: Gil Scott Heron
Cast: Richie Havens, Chuck D, Brian Jackson, Abiodun Oyewole, Linton Kwesi Johnson, Mos Def
Distribuzione/Distribution: BBC
Sinossi / Synopsis
Gil Scott-Heron è uno dei musicisti più apertamente politici dello scorso secolo. La street poetry e la musica di Gil Scott-Heron non hanno solo ispirato le moderne generazioni dell'hip hop, sono un riferimento culturale per tutta la comunità afroamericana. Un artista seminale, capace come nessuno di fotografare le piaghe e le ingiustizie della società, che Letts fotografa a sua volta nel calare di una parabola vitale discendente, segnata paradossalmente da dipendenze e problemi legali. Il film sottolinea l'importanza di questa figura per la storia della musica e dei diritti civili e ne restituisce la dimensione umana attraverso l'alternarsi del realismo e la schietta coscienza di sé dello stesso Scott-Heron e i racconti, a volte romantici, di quanti vedono in lui soprattutto un riferimento e una fonte d'ispirazione. L'uomo che vediamo nel documentario, sdentato, magro, tremolante, contrasta con quello al top della carriera artistica nei materiali d'archivio, eppure i suoi sono i migliori momenti del film.
The portrait of a seminal artist, capable like nobody else of photographing the wounds and injustices of society, portrayed in its turn in the phase of a descending vital parabola. The film underlines his relevance in the history of music and civil rights and shows his human dimension, alternating realism and the forthright self-conscience of Scott-Heron himself and the stories, at times romantic, of all those who see in him a cultural reference. The man in the documentary, toothless, thin and trembling, contrasts with the one at the top of his artistic career who appears in the archive footage, yet he gives the best moments of the film.

































