4-14 SEPTEMBER 2014

Come to My Voice

Hüseyin Karabey / TUR / 2014 / HD / 105´

DETTAGLI

  • Regista Hüseyin Karabey
  • Titolo originale Were Dengê Min
  • Titolo internazionale Come to My Voice
  • Paese TUR
  • Anno di produzione 2014
  • Formato HD
  • Produzione ASI Films, EZI Films / Hüseyin Karabey, Elie & Elia Meirovitz, Alexander Ris, Emre Yeksan
  • Sceneggiatura Hüseyin Karabey, Abidin Parilti
  • Interpreti Tuncay Akdemir: Temo, Murat Çatalbaş: Er Osman, Feride Gezer: Berfe, Kadir İlter: Ruhat, S. Emrah Özdemir: Uzman Çavuş Halil (Lieutenant), Nazmi Sinan Mıhçı: Komutan (Commander), Ali Tekbaş: Mendo, Muhsin Tokçu: Yaşlı Dengbej (Old Dengbej), Melek Ülger: Jiyan.
  • Musiche Serhat Bostanci, Ali Tekbaş, A.imran Erin
  • Montaggio Baptiste Gacoin
  • Fotografia Anne Misselwitz
  • Sound editor Miroslav Babic

PASSAGGI

  • 06-09-2014 20:00 / Teatro Strehler
  • 07-09-2014 15:00 / Triennale - Teatro dell'Arte
  • 14-09-2014 11:00 / Spazio Oberdan

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SINOSSI

Le comunità curde non hanno mai avuto vita facile in Turchia. Così, quando si sparge la voce che in un villaggio sperduto tra le montagne sono tenute nascoste armi di appartenenza terroristica, l’esercito irrompe arrestando tutti gli uomini sospettati di custodire l’artiglieria. Il loro rilascio dipende dalla consegna delle armi. Berfe e Jiyan sono nonna e nipote, e il loro unico caro è tra coloro che sono stati presi in custodia preventiva. Che fare, soprattutto se le armi non ci sono? L’unica soluzione è intraprendere un lungo e faticoso viaggio per raggiungere la città, dove forse troveranno una pistola da barattare in cambio del rilascio dell’uomo, su cui pesa il sostentamento della casa. Tra posti di blocco, discriminazioni razziali, irti sentieri di montagna e molta naiveté, Berfe e Jiyan, due generazioni diverse, ma perfettamente in sintonia tra loro, sono le protagoniste di un film di formazione che è anche un viaggio introspettivo e avventuroso nella coscienza di un paese e delle sue minoranze etniche. Il tutto raccontato prendendo le distanze dai cliché realisti cui il cinema turco ci ha abituato, ma con la forza del mito e del sogno che trovano ancora nell’antica tradizione orale dei cantastorie la loro massima espressione.

Marco Cacioppo

REGISTA

Hüseyin Karabey
Nato nel 1970, si è diplomato all'Università di Marmara, dipartimento Cinema-TV nel 2001. Il suo lavoro ha circolato per un buon numero di circuiti alternativi; il suo primo film Gitmek - My Marlon and Brando è stato selezionato alla trentasettesima edizione del Film Festival Internazionale di Rotterdam e al Tribeca Film Festival di New York, dove Karabey ha vinto come miglior regista. Da quel momento, il film è stato proiettato in 36 festival internazionali e ha vinto numerosi premi. Karabey è stato anche direttore artistico del progetto Do Not Forget Me Instanbul, in cui sei registi di fama internazionale hanno girato il loro personale contributo alla città.

FILMOGRAFIA REGISTA

  • Were Dengê Min (Come to My Voice) 2014
  • Bir Hayati Masal gibi Anlatmak (Life as Fabel a Narrative)(documentary film) 2012
  • Unutma Beni Instanbul (Do Not Forget Me Instanbul)(documentary film) 2011
  • Hic Bir Karanlik Unuttumaraz (No Darkness Can Make Us Forget) (short) 2010
  • Gitmek: Benim Marlon ve Brandom (My Marlon and Brando) 2008
  • I Miss My Rendez-vous With Death (short) 2006
  • Dialogues in the Dark (short) 2005
  • Pina ile Bir Nefes (Pina Bausch Istanbul, “Breath“)(short) 2004
  • Gift to Nazim Hikmet Ran (short) 2003
  • Sessiz Ölüm (Silent Death)(documentary film) 2001
  • Boran (short) 1999
  • Judgement (short) 1999
  • Lost People and the Street (short) 1998
  • Dialogue (short) 1997
  • Bachelors Inns (short) 1997
  • 1 May 2 Film (short) 1997
  • Etruch Camp (short) 1996


NOTE DI REGIA

«Questo film racconta le storie di personaggi ordinari che raramente incontriamo sullo schermo. Non sono interessato a fare una dura denuncia politica sulla situazione, perché sappiamo che una brutta situazione implica perdite e sofferenza da entrambe le parti. Per questo ho preferito usare un espediente e una storia che potesse portare risate e lacrime e, auspicabilmente, lasciare spunti di riflessione al pubblico quando esce dalla sala. Davvero mi auguro che attraverso il viaggio di queste due donne con il cieco Dengbejs si riesca anche a scoprire molte cose di noi stessi e del mondo che ci circonda».