10-20 SETTEMBRE 2015

TransFatty Lives

Patrick Sean O'Brien / USA / 2015 / HD / 83´

DETTAGLI

  • Regista Patrick Sean O'Brien
  • Titolo originale TransFatty Lives
  • Titolo internazionale TransFatty Lives
  • Paese USA
  • Anno di produzione 2015
  • Formato HD
  • Produzione Handsome Cargo
  • Sceneggiatura Patrick Sean O’Brien
  • Interpreti Patrick Sean O’Brien
  • Musiche Bradford Reed
  • Montaggio Lasse Järvi
  • Fotografia Ian Dudley
  • Sound editor Lenny Schmitz

PASSAGGI

  • 12-09-2015 18:00 / MIMAT
  • 19-09-2015 20:30 / Teatro Strehler
  • 20-09-2015 12:00 / Spazio Oberdan

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SINOSSI

Patrick O’Brien, aspirante filmmaker, ha trent’anni quando gli viene diagnosticata la sclerosi laterale amiotrofica. Nonostante la minaccia di avere pochi anni di vita davanti, comincia a documentare tutto quello che gli succede a livello corporeo. E dopo dieci anni, il suo primo film è pronto.
Da un lato c’è la Sla, il nemico. Dall’altro, il regista, soggetto e oggetto al contempo. Invece che arretrare o porre distanze, O’Brien sceglie la strada dell’immersione totale senza filtro: mostrandoci in ogni sequenza che egli è arbitrario artefice di quel che vediamo, e armato di uno humour dissacrante e provocatorio, ci mette a nostro agio, nonostante la posizione ‘scomoda’.Intanto, come riesce a riadattarsi anche un corpo privato delle sue funzioni principali, il cinema rigenera i suoi meccanismi vitali: il narratore diventa la voce sintetizzata della tecnologia resa celebre da Stephen Hawking, e la cabina di montaggio è manovrata con sistemi di eye-tracking. Dopo Boyhood è banale parlare dell’equazione tra cinema e vita? Per noi mai come in questo caso il calcolo appare perfetto. Il cinema, nel suo farsi, è l’eroe assoluto di Transfatty Lives, contro un mostro di forza micidiale. Ma che come tutte le creature un punto debole lo ha: tant’è che il film c’è, l’impresa è riuscita, O’Brien può gareggiare. Come chiunque altro.

Vincenzo Rossini

REGISTA

Patrick Sean O’Brien
Nato nel 1974 a Edison, nel New Jersey, ha frequentato la School of Visual Arts e ha vissuto a New York per la maggior parte della sua vita. Quando, nel maggio 2005, gli venne diagnosticata la SLA decise di imbarcarsi nel suo progetto più ambizioso ad oggi: un documentario sul suo viaggio. Sean, aka DJ TransFatty, attualmente risiede in Massachusetts, al Leonard Florence Center for Living.

FILMOGRAFIA REGISTA

  • TransFatty Lives 2015
  • Everything Will Be Okay (lm) 2012


NOTE DI REGIA

TransFatty Lives è stato girato nel corso di 10 anni. Iniziò come un rullino di 24 foto perfette che scattai ad Asbury Park, nel New Jersey, all’ultimo ristorante Howard Johnson’s sul pontile che dà sull’oceano. Concedetemi un momento per vantarmi di queste 24 foto in bianco e nero. Imprimere su pellicola è una scommessa con te stesso. Hai 24 foto; ogni inquadratura potrebbe essere quella buona. Spesso si hanno 3 foto buone su 24, talvolta una, talvolta nessuna. Aspetti per ore di ottenere un buono scatto. Questo rullino era perfetto. Asbury Park è un famoso luna park sulla Jersey Shore che era caduto in disuso. Ad Asbury, il suo epicentro, c’è l’ultimo ristorante Howard Johnson’s dello stato del New Jersey. Un edificio rotondo con una scala a chiocciola che porta al secondo piano con la vista panoramica e un posto all’aperto dove guardare film, di fronte all’oceano. E naturalmente aveva il tipico soffitto arancione. C’era qualcosa in quel ristorante che mi ha sempre affascinato. Un articolo sul giornale diceva che l’avrebbero demolito, come molti altri edifici in città.
In quel periodo io stesso stavo vivendo in un edificio abbandonato. Qualcosa mi stava succedendo nel mio piccolo appartamento nel Lower East Side a New York. Le mie gambe cominciarono a tremare. All’inizio pensavo fosse per la temperatura rigida. Evitavo le telefonate di familiari e amici, mangiando tre volte al giorno da Dunkin’ Donuts e prendendo un oscuro Viagra che veniva dall’India. L’inverno finì a New York, ma il tremore continuò e cominciai ad accusare debolezza al mio dito indice. Lo stesso che usavo per scattare le foto. C’era qualche collegamento? Andai a vedere il dottore: mia sorella Wendie. Zoppicai fino a casa sua. Il suo sguardo la diceva lunga. Una sola lacrima sgorgò dai suoi occhi blu pallidi come un opale. Quello fu l’inizio. Ho subito deciso che se avessi dovuto attraversare il buco nero dei test neurologici, avrei portato la mia macchina fotografica con me. Mi ci volle un po’ per realizzare che avevo catturato su pellicola un dottore che mi diceva che avevo la SLA e un’aspettativa di vita di 2-5 anni.
Man mano che perdevo le mie funzioni motorie ho raccolto un gran gruppo di amici e cameraman e ho lanciato un sito per finanziare e mantenere a galla il mio documentario. I messaggi di solidarietà da connazionali e stranieri, anch’essi in enorme difficoltà, mi aiutarono molto nella missione di fare il film. Iniziò a sembrarmi qualcosa di più che soltanto la mia storia, ma più la responsabilità di raccontare la storia e le avversità di queste altre persone. Feci questo, pur stando disteso su un letto d’ospedale per 5 anni, principalmente da solo. Il mio film non è sulla SLA, è la SLA. Volevo catalogare gli spazi dentro al ristorante prima che sparisse, ed invece ho girato la telecamera su di me, stile hara-kiri. TransFatty Lives mi ha salvato la vita, così come tutti coloro che mi hanno aiutato ad ogni passo. E in un certo senso ha funzionato come un vademecum per il mio piccolo Sean. Ok, non sarò in grado di giocare all’Xbox con lui, o costruire una casetta sull’albero, ma almeno posso donargli luce nel buio della sala del cinema.
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