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La storia dei luoghi

Teatro Strehler

Morto quasi in esilio a Lugano nel 1997, Giorgio Strehler non fece in tempo a vedere l'inaugurazione del teatro a lui intitolato, di gran lunga il teatro di prosa più importante d'Italia, che avvenne dopo mille polemiche nel 1998. In realtà di inaugurazioni ce n'erano state di precedenti, ma la lunghissima costruzione del teatro, il cantiere interrotto, gli scandali politici furono la parabola di una Milano che nasce dalle speranze della Resistenza (Strehler, Paolo Grassi, Nina Vinchi, lo stesso Zanuso) e poi s'incatrama negli anni di Craxi che oggi qualcuno rimpiange, forse perché non li ha vissuti. Ad ogni modo oggi il teatro c'è, funziona bene (conoscete l'ing. Ronconi?) ed è il centro nevralgico del festival.

Teatro Studio e Largo Greppi

Una delle più belle prose della Madonna dei filosofi (1931), il primo libro di Carlo Emilio Gadda, si chiama Cinema e racconta di una passeggiata per il corso Garibaldi degli anni '20. E' la descrizione vivida di una via popolare, animata da mille grida, che trova il suo esito nello svago del cinema (all'epoca ancora muto). Il cinema era probabilmente il Teatro Fossati, fondato nel 1858 dall'industriale omonimo e che ora, dopo tutte le trasformazioni, è tornato ad essere un teatro che ricorda le case col ballatoio milanesi, la tipologia edilizia più diffusa fino alla seconda guerra mondiale, trasformate dagli anni settanta (il bagno in casa) in residenze per tutti.

Castello Sforzesco e Acquario

Forse non tutti ricordano che il Castello Sforzesco ha ospitato tre puntate di Giochi Senza Frontiere nel 1995, ma quel che è certa è la vocazione all'ospitalità del Castello: Visconti, Sforza, Spagnoli, Asburgo, Napoleone, di nuovo austriaci cacciati a pedate nel 1861 dai piemontesi e dai milanesi stufi del dominio di Cecco Beppe, hanno dimorato qui. Il Castello di oggi è in sostanza un falso storico voluto da Luca Beltrami, potente e prepotente architetto che visse tra XIX e XX secolo. Sede di collezioni d'arte, delle carte di Gadda e di molte altre cose, il Castello ha mantenuto il ruolo di perno delle grandi manifestazioni milanesi come è il caso dell'Acquario, unico padiglione superstite della grande esposizione del 1906.

Anteo Spaziocinema

Si racconta che la fortuna dell'Anteo sia stata la programmazione prolungata di Nel corso del tempo (1976) di Wim Wenders, film che incontrava il mood di quegli anni: finiva la stagione dell'impegno, cominciava un'epoca di percorsi individuali. Anche se a pochi metri da lì si sarebbe consumata, tra 1977 e '78, la breve ma gloriosa vicenda di Macondo, centro alternativo animato, tra gli altri, da Mauro Rostagno la storia dell'Anteo è la classica success history della sinistra milanese (insieme a Smemoranda, allo Zelig) nel quale da comunità politica si diventa community di riferimento per i cinefili di sinistra (anche se io ci ho visto Mike Bongiorno più di una volta). Il successo provoca invidie, ma Lionello Cerri e i suoi soci proseguono imperturbati.

Auditorium San Fedele

Se andate sul sito della RAF, nelle pagine sulla seconda guerra mondiale troverete una foto di alcuni aviatori attorno alla piantina di Milano. E' il 1943, e nel mese d'agosto, nei giorni 13-14-15, un inferno di fuoco si scatena sul centro della città. Le distruzioni sono immense, ma solo qualche mese dopo Ulrico Hoepli, in accordo coi padri gesuiti, acquista un terreno dove sorgeranno, uno fianco all'altra, la Libreria Hoepli e il Centro San Fedele. La prima, progettata da Figini e Pollini, si inaugura nel 1958, il secondo nel 1956 con un cineforum che diviene da subito un punto di riferimento per il cinema d'impegno sociale in città. Molti ricordano padre Eugenio Bruno, ma i gesuiti "milanesi" restano impregnati del cattolicesimo sociale che è uno dei pilastri ideologici della città.

Rosetum

Al Rosetum ci sono stato una volta sola, di recente. E' il classico cinema di quartiere dove gli spettatori sono habitués che si siedono sempre nello stesso posto. Sembra una ovvietà, ma a Milano non esistono più cinema di quartiere. Tanto più strano che esista ancora il Rosetum (ma c'entra la parrocchia), perché è difficile dare un nome (Fiera?) a una zona costruita nel dopoguerra, d'impronta borghese, che ha le sue colonne d'Ercole in piazza Piemonte, ma che è difficile definire quartiere. Le strade ampie invitano alle rapine: è il caso del Banco di Napoli di largo Zandonai, svaligiato nel 1967 dalla banda Cavallero, poi eternata in Banditi a Milano (1968) di Carlo Lizzani. O della rapina di via Osoppo (1958) quando un portavalori della Banca d'Italia viene assaltato dalla banda di De Maria e Ugo Ciappina. Ora le strade sono più tranquille.

Testi di Asaib