In ogni Festival c’è una parte ufficiale e c’è una parte ufficiosa, nascosta dietro lo schermo, fatta di incontri, ricerche, visioni e viaggi. La parte ufficiale ha il suo spazio, ma quella ufficiosa, ogni tanto, meriterebbe il suo.
Ad esempio, quest’anno, il Milano
In ogni Festival c’è una parte ufficiale e c’è una parte ufficiosa, nascosta dietro lo schermo, fatta di incontri, ricerche, visioni e viaggi. La parte ufficiale ha il suo spazio, ma quella ufficiosa, ogni tanto, meriterebbe il suo.
Ad esempio, quest’anno, il Milano Film Festival insieme a Filmaker, storico Festival milanese dedicato al documentario, ha deciso di unire gli sguardi su un autore, l’inglese Ben Rivers, cui dedichiamo insieme un omaggio completo. Per un semplice motivo, la poesia del cinema di Rivers gioca sulle frontiere, tanto che i suo film girano sia nel circuito delle gallerie che in quello dei Festival di cinema. Chi lo considera “un artista” e chi “un documentarista”, anche se la migliore definizione se la dà lui stesso sul proprio sito: “Ben Rivers makes film”, e basta, senza ulteriori specifiche. Un quarantenne che è sempre in giro per il mondo a filmare e che a ogni mail risponde da un angolo diverso (e preferibilmente disperso) del pianeta. La pratica del suo cinema, ancora con mezzi analogici scelti con cura, dalle macchine da presa alle pellicole, lo porta in giro per il mondo.
Dal Milano Film Festival, inchiodati in città a preparare la rassegna, l’abbiamo seguito per mesi attraverso i “bollettini di regia” della curatrice dell’omaggio Alice Arecco che ne raccontava gli spostamenti. Fino al momento in cui è arrivato l’annuncio: “Ben Rivers sarà al Festival di Locarno con il suo nuovo cortometraggio e lì ce ne darà una copia”.
Un viaggio da Locarno a Milano è in sé rapido, ma un viaggio per andare a prendere un nuovo film in anteprima, te lo fa vivere un po’ come una missione segreta. Indossati gli occhiali da sole tipici della spia sono partito con Alice Arecco in caccia di Ben Rivers, in Svizzera, dove inviati di Filmaker erano già sulle sue tracce. Non che Rivers stesse per fuggire da nessuna parte, ma inconsciamente, per atteggiamento mentale di un Festival che sta crescendo, il Milano Film Festival stava pedinando Ben Rivers, per averne un film e un saluto.
Il cortometraggio è The Creation As We Saw It, realizzato insieme allo statunitense Ben Russel, che sarà al Milano Film Festival in anteprima italiana. Un film in bianco e nero incantevole dove i codici del cinema muto, attraverso le didascalie, ci permettono di accedere da vicino al racconto della cosmogonia nelle isole di Vanuatu nell’Oceano Pacifico meridionale. Un posto lontano, dove il racconto della creazione è molto più vivace di altri.
Rivers, nel pomeriggio assolato, ci ha incontrato dopo la proiezione, dove si è discusso della pubblicazione che Filmaker e Milano Film Festival, con la cura di Alice Arecco e Tommaso Isabella, gli dedicheranno. Poter parlare direttamente con il proprio regista quando è un talento non ancora immortalato da quintali di bibliografia, è un’occasione ricca di spunti e di domande. E così è stato, almeno per i curatori. Al sottoscritto, invece, il compito di rubargli un saluto per il pubblico del Festival: ho provato a eseguirlo.
Ritornati in stazione con la copia del film di Rivers-Russels pronta per essere sottotitolata, felici del tesoro che abbiamo tra le mani, ad attenderci mentre aspettavamo il treno c’era solo una locomotiva vuota, abbandonata sui binari. Era come fissare la statua di una strana divinità cinematografica. Si torna sempre lì nella passione per il cinema, a quel primo treno che ha bucato lo schermo. E se ne prendono altri, per bucarlo ancora.
Alessandro Beretta